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E io cosa ci guadagno?


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E’ una domanda che ci sentiamo ripetere spesso quando andiamo a discutere i nostri preventivi o i nostri piani di comunicazione: cosa ci guadagno io a fare i video?

A parer nostro, la domanda è mal posta.

Il punto non è cosa ci guadagni a fare i video.

Il punto è cosa perdi se non li fai.

Cominciamo dalle cose meno gravi. Se hai un’azienda, un ristorante, un’attività, una ditta, un’impresa e non ti stai attivando per impostare la tua comunicazione su uno storytelling visivo di livello, intanto stai perdendo la possibilità di generare contatti (lead generation), di incuriosire le persone e stimolarle a conoscere te e la tua azienda. Stai perdendo la possibilità di empatizzare con i tuoi potenziali futuri clienti attraverso dei messaggi emozionanti, attraverso le storie che raccontino chi sei e ciò che fai. Stai perdendo, per essere banali, la possibilità di poter fare anche una semplice campagna adv di qualità, di avere delle immagini di impatto da poter condividere sui tuoi canali social, sul tuo sito internet, con il tuo whatsapp, da mandare via mail o da proiettare durante le tue presentazioni aziendali e le fiere a cui partecipi.


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Sono tante cose quelle che perdi che comunque non sono niente se paragonate ai motivi seri per cui dovresti pensare a mettere nella tua artiglieria comunicativa aziendale video e foto di alta qualità. Perché quello che perdi veramente se non imposti con energia e passione il tuo storytelling visivo è la possibilità di sopravvivere in questa epoca.

Se ti sei guardato intorno, ti sarai accorto che il mondo di oggi è profondamente educato all’immagine. Possiamo continuare a criticare fino a che vogliamo i giovani di oggi, il loro modo di vivere attraverso un telefono, di stare sempre a scattarsi foto, di mettersi in posa, di riprendersi per mandare i propri video su instagram, su Tik Tok, su Facebook. Possiamo snobbarli e pensare che non ci siano con la testa ma così facendo non ci accorgiamo di un cambiamento fondamentale del nostro tempo: chi è al di qua del digital divide oggi sa parlare per immagini, conosce i fondamentali della narrazione e dello storytelling per apprendimento diretto ed è molto, molto esigente in fatto di comunicazione visiva. Se stai ancora cercando un angolo per mettere la testa sotto la sabbia pensando che questa è roba da giovani e che i tuoi clienti appartengono a un altro target, a un’altra età, a un’altra estrazione, stai pensando un’assurdità e lo sai. Chi è dentro il digital divide si muove a settant’anni esattamente come un teenager. E’ così perché questo è il modo in cui la nostra società parla adesso, che ci piaccia o meno.

A me che scrivo, piace.


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Ieri sono andato in un centro commerciale e ho visto due ragazzi di massimo quindici anni che facevano delle foto artistiche. Artistiche, si. Erano ben equipaggiati, avevano un’ottima fotocamera, delle belle idee, sapevano stare in posa, cercare la luce, essere intensi a comando. Ho riconosciuto lo stile di alcuni fotografi che adesso vanno per la maggiore sui social (straordinari) e loro erano a pieno in quel percorso. Lo facevano per i like, per mettersi in mostra, per rimorchiare? Non importa. Quello che importa è che lo facevano e lo facevano bene. A me questa cosa piace francamente. Si sta delineando una nuova letteratura dell’immagine e se non sei in grado di parlare questo linguaggio, non esisti. Se non sei in grado di uscire fuori dallo schermo in qualche modo, di emergere da una sovrapproduzione di immagini di massa, è inutile che continui a fare business. Non sei leggibile, non sei conoscibile. Se non hai nella tua artiglieria comunicativa video e foto che sappiano come bucare lo schermo e arrivare al cuore di chi guarda, non esisti.


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Ecco cosa ci guadagni a impostare seriamente la tua comunicazione aziendale sullo storytelling visivo, a fare video e foto di alto livello per il tuo business, a rinnovarti e cercare l’anima di comunicare con il mondo di oggi. Ci guadagni un posto nel futuro. Ci guadagni di regalare alla tua azienda un posto nel domani e di non farla scomparire con chi non sarà stato in grado di adattarsi al cambiamento.

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